Martedì 8 Settembre 2026 – Trattoria Bela Tusa
Ogni città ha il suo eroe. C’è chi ha scelto un guerriero, chi un re, chi un santo condottiero. Milano, fedele a sé stessa, ha scelto un servitore. Si chiama Meneghino, e non impugna spade: impugna il buon senso, l’onestà e una lingua tagliente che non risparmia nessuno, tantomeno i potenti.
Non è un nobile, non è un ricco. È un domestico, un uomo del popolo. Il suo nome nasce da un’usanza tutta milanese: le famiglie benestanti, la domenica, assumevano un servitore in più per farsi accompagnare a messa e in passeggiata. Era il “domeneghin”, il servitore della domenica. Da lì, Meneghino. Lo portò sulle scene, alla fine del Seicento, il commediografo Carlo Maria Maggi, e i milanesi lo riconobbero subito: era uno di loro.
“Meneghino dice sempre la verità, anche quando gli converrebbe tacere. Ride del padrone tirchio, sbugiarda il gradasso, smaschera chi si dà arie. Non ha paura di nessuno, perché non ha niente da perdere se non la sua onestà.”
DALLA TRADIZIONE POPOLARE MILANESE
In Meneghino i milanesi si sono specchiati per secoli, e ci si specchiano ancora. Perché quel servitore arguto incarna tutto ciò che questa città ama di sé stessa: la concretezza, l’ironia, il rifiuto della boria, la fedeltà alla parola data. Meneghino non fa proclami: fa le cose. Non si vanta: lavora. E quando c’è da dire una scomodità in faccia a chi comanda, la dice, con quel sorriso storto che è già mezza rivoluzione.
Non è un caso se, col tempo, “meneghino” è diventato sinonimo di milanese verace, e la sua lingua il nostro dialetto. È l’anima popolare della città fatta personaggio: quella che non abita nei salotti, ma nei cortili di ringhiera, nelle botteghe, nelle osterie. Oggi Meneghino lo si vede quasi solo a Carnevale, o in qualche vecchia stampa alle pareti. Ma il suo spirito non è mai andato in soffitta. Vive in ogni milanese che preferisce i fatti alle parole, che accoglie con schiettezza e che non si lascia impressionare da chi alza troppo la voce. Perché certi caratteri non si perdono mai: restano lì, nel modo di essere di un’intera città.
A Trattoria Bela Tusa ci sentiamo un po’ figli di Meneghino. Niente fronzoli, niente pose: solo cose buone fatte con onestà e servite con il sorriso schietto di chi ti tratta come uno di casa. Perché la vera eleganza milanese, quella di Meneghino, è tutta qui — nella sostanza, mai nell’apparenza.
Le storie che Milano ha dimenticato
Ogni due settimane, il martedì,
una storia vera dalla Milano dimenticata.