Martedì 11 Agosto 2026 – Trattoria Bela Tusa
C’era un tempo in cui, per uscire da Milano, non bastava premere un pedale. Ci si affidava a lui, un trenino sbuffante e testardo che collegava la città alle campagne e ai paesi intorno. Aveva un nome che era già una carezza e una presa in giro: el gamba de legn. La gamba di legno.
Lo chiamavano così per la sua andatura. Quel tram a vapore procedeva lento, ondeggiando e sobbalzando sui binari come un vecchio con la gamba di legno, sbuffando nuvole nere e fischiando a ogni passaggio a livello. Non aveva fretta, e nemmeno pretese di averne.
Partiva da Milano e arrancava verso Magenta, Vigevano, Corsico, verso quella campagna che allora cominciava appena fuori le mura.
“Ci mettevi un’ora per fare quello che oggi fai in venti minuti. Ma su quel trenino ci si conosceva tutti. Le donne coi cesti delle uova, gli operai, gli studenti. Era lento, sì. Ma la fretta, allora, non l’aveva ancora inventata nessuno.”
RICORDO DI UN VECCHIO PENDOLARE
A bordo del gamba de legn viaggiava una Milano che oggi non c’è più. I contadini portavano in città i frutti della terra — verdure, latte, uova — e tornavano la sera con quel poco che avevano guadagnato. Gli operai delle prime fabbriche facevano il tragitto inverso. Sui sedili di legno duro ci si scambiavano notizie, si stringevano amicizie, a volte nascevano amori. Il trenino non collegava solo due luoghi: cuciva insieme due mondi, la città e la terra, che allora si tenevano ancora per mano.
Poi arrivarono le corriere, le automobili, le strade asfaltate. Il gamba de legn, troppo lento per il secolo che correva, fu mandato in pensione a metà Novecento, tra la commozione di chi ci aveva passato mezza vita. Sparì fischiando, come aveva sempre fatto.
Oggi al suo posto ci sono tangenziali e treni veloci, e quei venti minuti risparmiati li divoriamo senza nemmeno accorgercene. Ma se passi lungo certe strade di periferia dove un tempo correvano i suoi binari, e chiudi gli occhi, puoi ancora sentire lo sbuffo del vapore e il fischio lungo che annunciava la partenza. Perché certi viaggi non finiscono mai: restano lì, nella memoria, a ricordarci che una volta anche l’andare aveva il suo tempo.
A Trattoria Bela Tusa custodiamo proprio questo: il valore del tempo giusto. Da noi non si mangia di corsa, si sta a tavola. Perché le cose buone, come quel vecchio trenino, non hanno bisogno di essere veloci: hanno bisogno di essere vere.
Le storie che Milano ha dimenticato
Ogni due settimane, il martedì,
una storia vera dalla Milano dimenticata.