Martedì 14 Luglio 2026 – Trattoria Bela Tusa
C’è stata una stagione in cui il confine di Milano non era segnato dai cartelli stradali, ma dal rumore dei cantieri che non dormivano mai. Lungo viale Monza, dove oggi sferraglia la metropolitana, una volta c’erano solo prati e nebbia. Poi, tra gli anni ‘50 e ‘60, apparvero le “Coree”.
Le chiamavano così perché sembravano terre di frontiera, lontane e polverose. Erano le Case Minime.
Non erano costruite da grandi imprese edili, ma dalle mani di chi ci avrebbe abitato. Uomini venuti dal Veneto, dalla Puglia, dalla Sicilia, che dopo dieci ore in fabbrica alla Pirelli o all’Alfa Romeo, tornavano nel fango di viale Monza. E lì, alla luce delle lampade a carburo, continuavano a lavorare. Un mattone dopo l’altro, una cazzuola di calce dopo l’altra.
“Si costruiva di notte, perché di giorno si doveva produrre. E quando il tetto era finito, anche se mancavano i vetri alle finestre, mettevamo una statuetta della Madonnina sulla cima. Serviva a dire a Milano: ”Adesso ci siamo anche noi”.”
EX OPERAIO DI VIALE MONZA
Quelle case erano “minime” nello spazio, ma immense nell’orgoglio. Erano il simbolo di un riscatto che passava per il sudore. Nei cortili delle Case Minime si parlava un miscuglio di dialetti che diventava la nuova lingua della città. Si condividevano gli attrezzi, si divideva il poco cibo, si sognava un futuro che profumava di bucato steso e asfalto nuovo.
La Madonnina sul tetto non era solo devozione; era un segnale di fumo. Era il segno che la famiglia era riunita, che il sacrificio aveva un senso e che quella terra straniera, finalmente, stava diventando “casa”.
Oggi viale Monza è un’arteria pulsante, i prati sono spariti e le Case Minime sono state assorbite dai palazzi moderni. Ma se guardi bene tra i tetti più bassi, l’anima di quella Milano “fatta a mano” è ancora lì. Da Trattoria Bela Tusa, mettiamo nel piatto la stessa dedizione di chi costruiva il proprio futuro un mattone alla volta. Perché non c’è sapore più buono di quello che nasce dal lavoro e dalla speranza.
Le storie che Milano ha dimenticato
Ogni due settimane, il martedì,
una storia vera dalla Milano dimenticata.