L'uomo con la Lancia Nera
targata 777

Martedì 24 Marzo 2026 – Trattoria Bela Tusa

Nel 1945, mentre Milano contava le macerie dei bombardamenti, nel quartiere Isola girava una voce. Dicevano che di notte, in certi vicoli tra via Borsieri e piazzale Segrino, si sentiva il rombo di una Lancia Aprilia nera. Targa 777. Uguale a quella della polizia. Forse era la polizia. Forse no.

Ezio Barbieri era nato qui, all’Isola, nel 1922. Figlio del quartiere come tanti: padre operaio, infanzia nei cortili delle case di ringhiera, la fame che si porta dentro come un abito invernale. Quando la guerra finì e metà città era in ginocchio, Barbieri scelse la sua strada. Non l’unica possibile, ma quella che conosceva meglio: la ligera.

“Mi sono chiesto tante volte perché sono diventato un bandito. Penso che l’unica ragione sia stata la Milano di allora. Vedevo tutte le mattine mia madre alzarsi alle quattro per fare la coda per mezzo chilo di pane.”
EZIO BARBIERI, INTERVISTA DEL 1971

Insieme al suo compare Sandro Bezzi, Barbieri mise in piedi la banda dell’Aprilia Nera. Le rapine erano elaborate, quasi teatrali. La più celebre: una ragazza bionda che cominciava a spogliarsi davanti alla vetrina di una banca mentre i clienti — e le guardie — dimenticavano di respirare. Dentro, la banda lavorava indisturbata. Poi via, nell’Aprilia nera targata 777, che nessuno fermava perché sembrava la polizia.

Ma la leggenda di Barbieri non stava nelle rapine. Stava in quello che faceva dopo. Tornava all’Isola e distribuiva. Ai vicini in difficoltà, alle famiglie con i bambini, alle vecchie che non arrivavano a fine mese. Il quartiere lo proteggeva con l’omertà — quella silenziosa, convinta, di chi sa distinguere un nemico da uno dei propri. Lo chiamavano il Robin Hood dell’Isola.

Arrestato nel 1946, Barbieri scontò la pena, uscì di galera, aprì un negozio e non ebbe più conti in sospeso con la legge. Divenne un commerciante come tanti. Ma all’Isola, chi c’era in quegli anni, ricordava ancora il rombo di quella Lancia nera che spariva nei vicoli. E qualcosa, in quel ricordo, somigliava a una forma storta di giustizia — quella che la città ufficiale non riusciva a garantire, e che il quartiere si era inventato da solo.

Gh'era ona volta

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